IL LINGUAGGIO GIRAFFA: COMUNICARE COL CUORE

In questo post ti fornirò un modello comunicativo chiamato Linguaggio Giraffa. Ci tengo molto a condividerlo con te poiché è un metodo molto efficace per migliorare la comunicazione.

Il linguaggio giraffa

PREMESSA

Secondo lo psicologo americano Marshall Rosenberg, ideatore del linguaggio giraffa, oggidì viviamo nell’epoca che  ha definito come quella del linguaggio sciacallo.

Ma perché siamo nel periodo del linguaggio sciacallo, ti chiederai.
A mio avviso per tre motivi:
1. inconsapevolezza sugli effetti del nostro modo di comunicare;
2. non saper restare in silenzio, soprattutto quando non si ha niente di costruttivo da dire.
3. le persone attraverso il linguaggio fanno delle proiezioni sugli altri.

Capita, ad esempio, che  nell’ambiente lavorativo se non sei tosto e competitivo, vieni catalogato come un tipo accomodante e remissivo, o nei gruppi se dici la tua in modo risoluto rischi di passare per arrogante o predominante anziché quello che sei realmente: una persona che ha espresso il suo pensiero con i propri modi.
Tuttavia, se ci fermassimo un istante ad esaminare il modo di comunicare della società odierna, scopriremmo facilmente che esso è davvero da sciacallo perché è composto da espressioni che classificano, stigmatizzano, giudicano, impongono, inoltre è ricco di imperativi, primo fra tutti il “devi”.

Ma è davvero questo ciò che sono gli altri, o noi stessi, visti dall’esterno, aggettivi definizioni parole gesti?

No, assolutamente no.
Noi, come gli altri, siamo molto di più: siamo infinito che cammina.

COS'È IL LINGUAGGIO GIRAFFA E IN COSA PUÒ ESSERCI UTILE

Ti sei mai chiesto/a cosa può contribuire a rendere realmente efficace la tua comunicazione verso gli altri? Io sì, e ponendomi questa domanda, dopo diverse ricerche, sono giunta alla conclusione che il linguaggio giraffa sia un buon modello da applicare. E ti dico il perché: chi pratica la CNV  (comunicazione non violenta, detta anche Linguaggio giraffa) impara a disfarsi dei meccanismi di difesa/attacco verbale e di giudizio e critica; inoltre impara a riconoscere quali sono i bisogni profondi che sottendono i comportamenti umani all’apparenza più incomprensibili.

Difatti, il linguaggio giraffa basandosi sull’ascolto di sé stessi (autoempatia), sull’ascolto degli altri (empatia) e sull’espressione autentica dei propri bisogni e sentimenti, è un processo articolato in quattro tappe che aiuta a sentire la parte viva che c’è in noi e negli altri e a fare chiarezza, scrollandoci di dosso tutto ciò che è un di più.

Comunicare giraffa vuol dire comprendere quali sono le difficoltà nostre e di chi abbiamo dinnanzi e, nonostante esse, contribuire insieme a superarle e creare valore.

Pertanto il linguaggio giraffa è utile a
– riconoscere che gli altri hanno il nostro stesso valore (anche se a volte sia noi che essi non sappiamo comunicarlo al meglio)
– migliorare le nostre relazioni
– migliorare il modo che abbiamo di comunicare con noi stessi e di percepire/descrivere la realtà in cui viviamo
– estirpare il pregiudizio e il giudizio dalla nostra comunicazione verbale
– uscire dal piccolo io e andare verso gli altri
… e tanto altro.

I QUATTRO PUNTI CHIAVE DEL LINGUAGGIO GIRAFFA

"La comunicazione avviene quando, oltre il messaggio, passa anche un supplemento di anima." − Henri Bergson

Come già scritto il linguaggio giraffa si basa su quattro tappe essenziali, di seguito ti elenco quali sono e come attuarle.

1. L’osservazione dei fatti 
Osservare e descrivere in modo neutro ciò che accade intorno a noi, senza esprimere valutazioni, paragoni, giudizi (“io penso che…” “io credo che…”);
2. Identificazione ed espressione dei sentimenti
Individuare le emozioni e i sentimenti che emergono in noi con l’osservazione dei fatti (“di fronte a ciò… mi sento…”);
3. Riconoscere i bisogni insoddisfatti
All’origine dei sentimenti ci sono dei bisogni. Riconoscere quali sono connessi ai sentimenti individuati in precedenza e definire quali, se realizzati, produrranno in noi benessere e soddisfazione (“avrei voluto vederti, per raccontarti…”);
4. Formulare richieste 
Formulando richieste pertinenti e corrette, sulla base dei bisogni articolati precedentemente, si trovano più facilmente le soluzioni più adeguate (vorrei che tu…)

DIFFERENZE TRA LINGUAGGIO SCIACALLO E LINGUAGGIO GIRAFFA

“Lo sai perché hai l’ulcera? Perché hai solo due forme di comunicazione: il silenzio e la rabbia.”
− Dal film Prima di mezzanotte

Il linguaggio sciacallo è un linguaggio che giudica, interpreta, stabilisce delle diagnosi, classifica le persone, incolla etichette, spiega ciò che non rientra nella logica e come “dovrebbero” agire le persone per far bene. Questo tipo di linguaggio inizia all’interno di ogni persona ed è trasmesso ordinariamente con un parere sfavorevole. Esso viene espresso con “bisogna”, “devi” “che ti piaccia o no”, “ciò che si deve fare è …”  “è cosi!” “non voglio” “fermati” “basta!” “non pensare questo”. Questo tipo di linguaggio non permette alcuna scelta negli altri. Il linguaggio sciacallo, per tanto, è un linguaggio limitante.

Il linguaggio giraffa, invece, è un linguaggio che cerca di comprendere, che esprime ciò che avviene nel cuore, ciò che percepiamo, le reazioni, o l’espressione dei bisogni più profondi.

Difatti, il linguaggio giraffa accetta e libera; chiede e dà a ogni persona l’occasione di contribuire al nostro benessere, poiché esprime ciò che avviene nel cuore; non esige niente, ma propone: “Mi piacerebbe molto che tu facessi …” “se vuoi …”.

Quando parliamo giraffa, tutto ciò che diciamo o che ascoltiamo si riassume in due espressioni: per piacere/grazie

Pertanto, la differenza sostanziale tra le due forme di linguaggio, sciacallo e giraffa, sta nel fatto che

– il linguaggio sciacallo è un linguaggio che esige;
– mentre il linguaggio giraffa è un linguaggio che chiede.

Per tale ragione, quando tentiamo un approccio comunicativo rivolto ad altri, che siano amici familiari partner conoscenti colleghi, è utile tenere in mente quanto segue:

le parole possono esprimere “aperture” oppure “chiusure”: aperture che ci danno la possibilità di esprimerci e chiusure che trasformano l’occasione comunicativa in uno scontro.
Ogni giudizio è l’espressione tragica di un bisogno irrisolto (Rosenberg)
– Il linguaggio sciacallo è un urlare senza intendersi

"La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione." − Carl Rogers
RIASSUMENDO

In questo post ho elencato una serie di informazioni sul linguaggio giraffa, come ad esempio cos’è e in cosa è utile, quali sono i quattro punti chiave della comunicazione non violenta, detta anche linguaggio giraffa, e quali sono le differenze tra il linguaggio sciacallo e quello giraffa.

ESEMPIO DI COMUNICAZIONE GIRAFFA E CONCLUSIONI

Sono a casa con la mia compagna/o  e lei gioca alla Play per tre ore di fila, ciò mi crea sentimenti come tristezza, senso di solitudine e nervosismo, poiché  vorrei sentire la sua vicinanza  e ricevere maggiori attenzioni, cosa faccio?

Valutiamo insieme due opzioni

Prima opzione: le dico frasi tipo “Hai preferito passare tre ore a giocare piuttosto che stare con me/Pensi solo a te/Non mi ami più”

Seconda opzione: chiedo alla mia compagna/o se vuole fare qualcosa insieme, qualcosa che piace ad entrambe, tipo una passeggiata, andare a cavallo…

Scegliendo la prima opzione, comunicazione sciacallo, lo scontro è altamente probabile e la possibilità che vi sia un soddisfacimento del mio bisogno è quasi nulla, mentre con la seconda opzione, comunicazione giraffa, lo scontro ha margini di probabilità quasi nulli e la possibilità di soddisfare i miei bisogni è molto alta.

Il punto focale del  processo del linguaggio giraffa sta nella comprensione dei propri bisogni. Poiché una volta individuati essi, basta farsi domande come Quali sono le richieste attraverso cui accontento i miei bisogni? L’appagamento di questo bisogno che cosa soddisfa in me? Che cosa ne traggo? per  formulare richieste pertinenti.

In conclusione, pensando ad un modo di comunicare efficace, sei d’accordo con me che dire “Ti ho percepito assente” è meno aggressivo che dichiarare “Hai passato tutto il tempo alla Play!!!”? E sei concorde con me che esprimere “Oggi mi sono sentita attaccata”  è differente dall’affermare “Oggi sei stato aggressivo”? E convieni con me che pronunciare “Non ho avuto la possibilità di parlare” è diverso che asserire “Non sei stato zitto un momento!”?

Sembrano sfumature impercettibili, invece sono piccole attenzioni comunicative  che possono manomettere o migliorare i nostri rapporti con gli altri, impedirci o consentirci di arrivare agli altri, al loro cuore.

L'arenarsi di una relazione o di un'impresa, personale o collettiva, proviene da una chiusura di comunicazione per collisione ed impigliamento emotivo. Ecco perché è importante chiedersi "con il mio modo di comunicare quali effetti produco?"

– CB, your coach

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4 commenti su “Il linguaggio giraffa: comunicare col cuore”

    1. Ciao Luca 🙂
      Rosenberg ha pensato di chiamarlo Linguaggio giraffa perché la giraffa possiede il cuore più grande tra i mammiferi terrestri ed è dotata di un collo lungo, e per tale ragione è presa a modello di empatia e visione a lungo termine.

  1. Ciao Carmela! Diverse volte ho applicato le guide trovate nel tuo blog e devo dire che ho migliorato molti ambiti della mia vita. Ho usato anche i suggerimenti di questo post, però noto che ho difficoltà ad applicarlo con costanza perché non so come scindere i pensieri che ho sul contesto dai sentimenti che provo e do di matto.

    1. Ciao Lucia! 🙂
      Hai provato a porti domande tipo: “Cosa penso in merito a…?” e “Come mi sento in merito a…?”. 😉

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