JACOB BARNETT: IMPENSABILE GENIO

Stamane voglio raccontarti la storia di Jacob Barnett. Ci tengo a farlo affinché tu possa tenere sempre in mente un concetto molto importante: una cosa è ciò che pensano che tu sia, un’altra ciò che sei realmente.
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JACOB BARNETT: LA STORIA

Jacob Barnett (Jake) è nato il 26 maggio 1998 e a 2 anni gli fu diagnosticata la sindrome di Asperger, una forma di autismo.
“Pensava il mondo troppo nel dettaglio, così sembrava che non pensasse affatto”, ha affermato la madre, Kristine raccontando la storia di Jake.
Secondo i medici di Indianapolis, i primi che gli diagnosticarono la sindrome, Jacob non sarebbe mai stato in grado di leggere, scrivere o allacciarsi le scarpe.
Tuttavia, il potere del potenziale umano, che non andrebbe mai sottovalutato, ha smentito tutto ciò. Difatti, Jacob è entrato all’università a dieci anni, si è laureato a undici e a dodici è diventato ricercatore in fisica quantistica. Il suo quoziente d’intelligenza è di 170, superiore a quello di Albert Einstein (160). Inoltre, più volte è stato  citato come possibile candidato al Nobel per la Fisica per le sue ricerche su una teoria della relatività alternativa a quella di Einstein.

JACOB BARNETT: CURIOSITÀ E APPROFONDIMENTI

Quando Jacob aveva 3 anni, con la mamma, andarono a al planetario e lì un professore formulò ad alcuni bambini delle domande sulle masse dei pianeti e sulla forza di gravità. Jacob, a sorpresa per i presenti, riuscì a rispondere. A 4 anni memorizzò una mappa degli Stati Uniti guidando la sua famiglia per 290 km: da Indianapolis a Chicago. A 8 anni abbandonò la scuola perché si annoiava ad ascoltare le spiegazioni di cose che lui già sapeva o intuiva in gran fretta. Apprese autonomamente in due settimane algebra e geometria fino a calcolare 200 cifre decimali del pi greco (π).

La storia di Jacob Barnett è raccontata nel libro Il mio bambino speciale, edito da Mondadori, in cui Kristine Barnett (la mamma) spiega come si oppose agli esperti che cercavano di far emergere in lui capacità che lo avrebbero reso normale.

IN CONCLUSIONE

Spero di essere riuscita nel mio intendo iniziale, nella mia premessa di fornirti un esempio concreto, che 

Le parole e i pensieri degli altri non dicono chi sei. Sono pareri. Puoi credere in loro, nelle loro limitazioni, o puoi credere in te e portare alla luce il potenziale che risiede dentro di te.

"Egli era un genio - vale a dire, un uomo che compie in modo superlativo e senza sforzo qualcosa che molte persone non riescono a fare neppure con il massimo impiego delle loro capacità."

– Robertson Davies

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