I TRE PENSIERI EGOICI CHE OSTACOLANO LA COMUNICAZIONE

COME EVITARLI

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In questo post condividerò con te quali sono i tre pensieri egoici che ostacolano la comunicazione ponendoci in una situazione di conflitto e di chiusura, e come fare per evitarli. Inoltre ti racconterò un episodio quotidiano in cui la mediazione comunicativa è stata di fondamentale importanza.

1. IO SONO MIGLIORE DI LUI/LEI

Se pensi che gli altri siano inferiori, non esprimi nulla su di loro; anzi, comunichi come ti credi di essere rispetto a essi.

Durante i dibattiti, soprattutto in quelli animati e su argomenti che ci stanno a cuore, ci scatta qualcosa dentro che ci spinge a dover dimostrare di essere superiore della controparte e di saperne di più rispetto ad essa, e ciò, concretamente, ci pone in modalità di non ascolto e di voler avere la meglio.

Come evitarlo?

In uno scambio di pareri cercate di ascoltare l’altro e rammentate che

  1. a nessuno piace sentirsi inferiore, neanche a voi. Sentirci tali ci porta a provare emozioni negative e di chiusura, poiché si attivano pensieri di umiliazione e di vergogna.
  2. Se pensate di essere più bravo di altri a fare una determinata cosa o di saperne di più, dare prova concreta della loro inferiorità, umiliarli, non vi metterà nella posizione di uscire dal processo comunicativo con un risultato collaborativo.

2. LE/GLI FACCIO CAMBIARE IDEA

Nelle conversazioni, maggiormente in quelle in cui pensiamo di saperne di più, ci capita di essere talmente convinti delle nostre argomentazioni e di avere ragione da impuntarci, e così si finisce per trasformare una normale chiacchierata in un apocalisse di parole.

Come evitarlo?

In un colloquio rispettate l’altro e ricordate che

  1. nessuno gradisce che gli venga imposto qualcosa, proprio come non lo gradite voi. Quando qualcuno prova a farlo tendiamo ad essere ostili, maldisposti e contrari, perché ci fa sentire come se qualcuno volesse prendere il controllo su di noi o ci volesse comandare.
  2. Se ambite a far cambiare idea in merito a una determinata cosa a qualcuno a voi vicino, ricordate che per quanto possiate fornire argomentazioni dettagliate e attendibili, si sentirà in diritto di “dover difendere” i suoi pensieri, se stesso.

Imporre le nostre idee ad altri senza il loro consenso è come tentare di mettere la sella a un mustang al primo incontro, ergo qualcuno finirà col culo per terra e non sarà il cavallo.

3. ADESSO TE LO DIMOSTRO IO

Dire apertamente a qualcuno che ha torto non gli farà cambiare idea in merito alla discussione

Quando ci confrontiamo con gli altri può capitare di avere dei pensieri divergenti su determinate argomentazioni, tuttavia nel momento in cui ragiono in termini di “adesso ti dimostro che tu hai torto e io ragione” la comunicazione verrà interrotta poiché la persona si sentirà “attaccata”.

Come evitarlo?

In una discussione sganciatevi dal pensiero egoico di dover dimostrare agli altri che avete ragione e cercate di capire il loro punto di vista, inoltre tenete presente che

  1. a nessuno piace avere torto, nemmeno a voi, pensateci. L’idea di avere torto ci fa sentire deboli e attaccabili, dunque ci pone in un stato di chiusura e di ostilità.
  2. Se volete esprimere un pensiero divergente da quello del vostro interlocutore, dimostrare ad egli che ha torto non vi metterà nella condizione di avere il suo consenso.

RIASSUMENDO

In questo post ho elencato i tre pensieri egoici, e di natura automatica, che trasformano una banale conversazione in un potenziale conflitto e come evitarli.

In riferimento a ciò voglio aggiungere solo una cosa:

Le conversazioni sono di natura neutra, è attraverso la nostra comunicazione, verbale e non, che esse si trasformano in scontri o in dialoghi.

UNA STRATEGIA DI MEDIAZIONE VERBALE

C'è un solo modo per evitare di trasformare una conversazione in un conflitto: la mediazione.

Una strategia di mediazione verbale che ritengo molto efficace da usare quando una conversazione sta prendendo una piega che non ci piace e abbiamo idee divergenti dalla persona che abbiamo davanti è

“Uhm… In merito a … la penso diversamente… tuttavia è probabile che io sbagli, ti andrebbe di esaminare insieme la questione?”

Con questo modello comunicativo informiamo l’altro che abbiamo pensieri divergenti ma gli diamo la possibilità di esprimere il suo parere.

La lezione di Luisa

Di seguito ho trascritto un episodio avvenuto tempo fa che è stato per me la miglior lezione di mediazione e comunicazione di tutta la mia vita.

Una sera ero a cena con amici e d’improvviso la cucina si trasformò in un ring ideologico: due dei commensali si erano infilati nel tunnel del “adesso te lo dimostro io”. La serata, nel giro di pochi minuti, si era così trasformata da allegra a pesante, sembrava vi fosse una nuvola di imbarazzo generale che rendeva l’aria greve, e i protagonisti della discussione seppur, in punti opposti della sala, consumarono la cena allo stesso modo: corrosi dal pensiero di non aver avuto la meglio nella discussione. Finché, Luisa, una delle persone più diplomatiche e dolci che abbia mai incontrato, fece qualcosa di unico.

Prese il gelato, lo poggiò sul tavolo, e, con le spalle curve, flesse verso l’interno, disse “Mi dispiace non aver preparato una torta. Sono davvero pessima, vi invito a cena e poi vi faccio mangiare il gelato del discount, scusatemi”. La reazione di tutti noi fu quella di rincuorarla pronunciando frasi del tipo “Ma cosa dici?/ Hai preparato una cena buonissima!/ Il gelato va più che bene”. Così ci sorrise e rispose “Siete davvero gentili, tuttavia sono davvero imperdonabile…”. Tutti i presenti la guardarono con dolcezza e amorevolmente. E lei, scrutando i due col broncio, aggiunse “Da padrona di casa, vi chiedo scusa, per non aver saputo intervenire e dire la mia in una discussione così importante per voi… Mi sento così in imbarazzo. Avrei voluto agire, tuttavia mi ha impedito di farlo il timore di darvi l’idea che fosse importante il pensiero dell’uno e non dell’altro, poiché vi capisco entrambi. E comprendo la vostra animosità nel difendere le vostre idee. Anche io in una discussione non mollo finché non dimostro all’altro che ho ragione, perché è un po’ come dimostrare a me stessa che è realmente così. Vi prego davvero di scusarmi, so di essere in fallo con entrambi doppiamente, sia per non aver una torta da offrirvi e sia perché non ho saputo dirvi la mia, mi dispiace.” E, come per magia, entrambi improvvisamente convenirono di esser stati egocentrici e di dover essere loro a chiedere scusa ai presenti e a lei.

Prima di andar via, mossa dalla curiosità, domandai a Luisa come mai si era scusata con quei due nonostante fossero stati poco attenti nei suoi confronti, e lei rispose: “Se qualcuno è furioso e tu desideri fargli capire che ha sbagliato, con i rimproveri non otterrai nulla, ma se lo poni nella condizione di riflettere, senza sentirsi minacciato, egli si scuserà solo”. Fece una pausa e, sorridendo, aggiunse: “Inoltre, una brava padrona di casa non può permettersi che uno dei suoi ospiti vada via con l’animo incupito e ostile, figuriamoci due”.

Se qualcuno è furioso e tu desideri fargli capire che ha sbagliato, con i rimproveri non ottieni nulla, ma se lo poni nella condizione di riflettere, senza sentirsi minacciato, egli si scuserà solo.

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